
Bologna, il limbo del PD e la crisi dell’Unione
Bologna, il limbo del PD e la crisi dell’Unione
Diceva Nietzsche: “Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella che danza”.
Speriamo che la lucida follia del filosofo si traduca in una effettiva fecondit dell’attuale, travagliata transizione politica. A cominciare da Bologna: la culla dell’Ulivo. Per ora la sensazione diffusa tra i cittadini - compresi i 3.500.000 che hanno votato il 14 ottobre (e che in questi giorni si sentono piuttosto spaesati) - è quella di una classe dirigente che danza sull’orlo dell’abisso.
Ha del miracoloso la tenacia con cui Romano Prodi, primo ministro dell’Unione e presidente del Partito Democratico, sta governando l’Italia nonostante il caos generale.
Paradossalmente il moltiplicarsi delle “emergenze” e delle urgenze, a partire da quella di dare corpo e sostanza al nuovo partito, sta riproponendo all’attenzione dell’opinione pubblica alcune priorit : modificare la legge elettorale, rispondendo positivamente agli 821.000 firmatari dei tre quesiti referendari; abbattere i costi della politica (partendo “dall’alto”, non certo dai quartieri); fare finalmente una seria legge sui conflitti di interesse; combattere la precariet (del lavoro, ma anche del welfare: migliorare i servizi pubblici è il modo più efficace per aiutare le famiglie e gli individui); riformare utilmente le Istituzioni (cosa che non coincide necessariamente con un’ennesima riforma della Costituzione, specie se frettolosa e pasticciata come le ultime).
In tutto ciò che ruolo gioca e giocher il PD bolognese? Io credo che tre debbano essere le “stelle polari” per dare, da Bologna, un esempio positivo e fecondo anche per il futuro del Paese.
Primo: evitare elezioni anticipate che, inevitabilmente, riconsegnerebbero il governo della citt alla destra. Secondo: fare il possibile per mantenere l’alleanza politica che ha vinto le ultime elezioni; l’alleanza tra il PD e la sinistra non ha infatti alternative accettabili. Terzo: iniziare da subito a ragionare sul programma dell’Unione per il mandato amministrativo 2009-2014, (ri)coinvolgendo immediatamente le realt associative bolognesi, senza le quali Giorgio Guazzaloca sarebbe ancora sindaco.
A partire dall’Assemblea regionale di oggi, bisogna iniziare ad affrontare questi nodi, nessuno escluso.
Riccardo Lenzi (eletto alla Costituente nazionale del PD)
Claudio_Cosmaro
- Saturday 10 November 2007 - 21:04:29
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